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Responsabilità irresponsabile

7 Aprile 2014

Responsabilità irresponsabile

Criticità e limiti nelle finalità etiche della Responsabilità Sociale d`Impresa.

Fabrizio Ceciliani, Roma

=> Leggi o scarica il testo completo in formato pdf (Acrobat Reader): Responsabilità irresponsabile http://responsabilitasociale.altervista.org/responsabilita-workpaper.pdf

ABSTRACT:
Questo lavoro rappresenta un tentativo di indagine sulla corrispondenza tra la responsabilità sociale dichiarata dalle imprese e la loro responsabilità declinata nei fatti. Vi si mostra il teatrino messo in scena dalle aziende, per rappresentare il loro sentire e agire etico presso pubblici e istituzioni. Ma anche la pigra credulità del consumatore che, pur dotato dei mezzi per informarsi e per punire le aziende, preferisce credere alla favola del "Mulino Bianco", e continuare a pensare di vivere nel migliore dei mondi possibile, mentre ingurgita alimenti contenenti pus e batteri fecali e ingoia fiducioso medicine prodotte dalla stessa casa farmaceutica che ha commercializzato l'eroina come rimedio per la tosse dei bambini. In realtà il consumatore avrebbe i mezzi per cambiare lo stato delle cose, essendo l'artefice della fortuna delle aziende, ma è vittima di un'inerzia che lo relega al ruolo di fruitore passivo di prodotti, servizi e informazioni, seguendo un copione che non è lui a scrivere. Questo lavoro ti farà fare un breve viaggio all'inferno, mascherato da paradiso terrestre.
Le aziende oggetto di esame sono Bayer, Novartis, McDonald's, Cremonini-Inalca, Key Log. Il "mainstream" è quello degli studi sulla Responsabilità Sociale d'Impresa (RSI). Buon viaggio!

INTRODUZIONE:
Assumendo come punto d'osservazione l'impatto sull'ambiente, questo lavoro vorrebbe sostanzialmente dimostrare quanto sia parziale e abusato il concetto di responsabilità, sia nella "responsabilità sociale" che si danno le imprese nelle loro comunicazioni e nelle loro pratiche, che nelle scelte dei singoli individui come consumatori.
Si tenterà di raggiungere decorosamente gli obiettivi per gradi, attraverso l'analisi di alcuni casi di aziende la cui responsabilità sociale è pubblicamente dichiarata e riconosciuta, per passare all'analisi di un settore chiave, quello zootecnico, e di una scelta di consumo dominante, quella alimentare, analizzando il grado di responsabilità reale assunto da ciascun attore nei confronti dell'ambiente in cui vive.
La prospettiva d'indagine vorrebbe essere non quella particolare dell'investitore, o dell'accademico, che potrebbero avere a disposizione fonti specialistiche di accesso non immediato a chiunque, ma quella del comune consumatore che voglia informarsi attraverso i suoi mezzi "quotidiani", consistenti in una connessione internet e nella conoscenza della sola lingua inglese. E' proprio quello che arriva (o può arrivare) al consumatore ad interessare la trattazione, volendosi stabilire se sia possibile o meno, per l'individuo, giudicare l'effettiva corrispondenza tra quanto dichiarato dalle imprese circa il loro agire etico e il loro operato effettivo nella realtà dei fatti.
Intorno alla reperibilità delle fonti, è doveroso premettere che, senza l'utilizzo di un mezzo tecnico moderno (rappresentato da un computer connesso al web), al consumatore medio arriverebbe ben poco, almeno attraverso i soli media tradizionali: una rassegna stampa sulle maggiori testate giornalistiche cartacee italiane, per reperire fonti e per confermare le notizie negative sulle aziende, che invece circolano copiose sulla rete, è stata tentata ma con un misero risultato, evidenziando come la diffusione di scandali riguardanti i loro inserzionisti, o comunque entità dotate di un forte potere di influenza, non rientri propriamente nell'agenda setting dei quotidiani italiani.
Uno spunto di riflessione, fuori degli scopi di questo lavoro, emerge dall'analisi del settore zootecnico. I molti dati negativi ad esso correlati lascerebbero infatti intravedere un possibile e non troppo fantasioso cambiamento di scenario nell'industria della carne: un mutamento radicale, forse peggiore di quello subito dall'industria del tabacco nel momento in cui si cominciavano ad accertare e comunicare i suoi danni ai polmoni dei fumatori.
Le crescenti pressioni ambientali, le sempre più numerose evidenze scientifiche sui danni alla salute, l'evoluzione stessa dei concetti di etica e di responsabilità, sempre più allargati all'ambiente e alle altre specie che lo popolano, unitamente al forte trend di crescita degli individui che hanno scelto di eliminare la carne dai loro acquisti (una proiezione Eurispes del 2006 vedrebbe mezza Italia vegetariana entro il 2050), sono fattori, a parere di chi scrive, in grado di compromettere definitivamente la percezione del prodotto carne, e di avvicinarne la fase di senescenza. Se prevalesse l'informazione, la carne potrebbe diventare un prodotto il cui utilizzo verrebbe associato ad ignoranza, o a debolezza di carattere, o comunque a un comportamento irrazionale. Esattamente come le sigarette.

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APPROFONDIMENTI:
CBG, Coordination gegen BAYER-Gefahren (Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer), una organizzazione che "sta monitorando la Bayer da 25 anni". CBG ha collaboratori, "interni ed esterni alle fabbriche Bayer, in 46 paesi del mondo" e la sua missione è quella di contrastare le pratiche pubblicitarie e di lobbying della casa farmaceutica attraverso azioni di investigazione, informazione, organizzazione, pressione e denuncia alle autorità.

Dow Jones Sustainability Indices, il più prestigioso indice mondiale che presenta agli investitori istituzionali le società più "sostenibili". Il fatto interessante è che ci trovi tutte le aziende criticate in questo lavoro.

Toxic 100 Air Polluters, la classifica delle aziende più nocive all'ambiente, stilata dal Political Economy Research Institute (PERI).

AgireOra, potente network di attivismo antispecista, con una dozzina di siti satellite, tutti zeppi di informazioni. La serietà dei fondatori (gli ottimi Marina e Andrea), la completezza e attendibilità delle informazioni e il numero di iniziative che vi si organizzano, ne fanno il punto di partenza privilegiato per chi volesse approcciare in modo razionale una filosofia di vita più moderna e sostenibile.
Un approccio critico alla teoria e alla pratica della responsabilità sociale d’impresa, l'interessante tesi di laurea di Valentina Bazzo, in Economia e Gestione delle Aziende, all'Università Ca' Foscari di Venezia.

Multinazionalità ed impatto ambientale: un’analisi sul caso italiano, il quaderno n. 05/2011, di Myriam Anna Scaringelli, del Dipartimento di Scienze Economiche, Matematiche e Statistiche dell'Università degli Studi di Foggia.
L'impresa irresponsabile, le lezioni di Marco Vitale, economista d'impresa bresciano capace di un'ottima sistematizzazione teorica.

SULL'AUTORE:
Fabrizio Ceciliani, ex pubblicitario, vegano, epicureo, filosofo, poeta e navigatore, si occupa di comunicazione attraverso la sua agenzia di ghostwriting, a Roma.