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BLAIR, VIA LIBERA AL MAIS OGM

9 marzo 2004

BLAIR, VIA LIBERA AL MAIS OGM

ALEMANNO: L'ITALIA A RISCHIO

Il governo autorizza il mais transgenico Chardon LL nonostante il parere negativo di Parlamento e opinione pubblica. Greenpeace: "Chi pagherà le responsabilità di questo atto folle?" I produttori di sementi OGM responsabili della contaminazione alle altre aziende.

LONDRA, 9 MAR - Dopo anni di aspri dibattiti, esperimenti, rapporti voluminosi compilati da diversi gruppi di scienziati, polemiche e timori nei confronti del ''cibo Frankenstein'', il governo britannico ha autorizzato, anche se con numerose limitazioni, la coltivazione di un'unica varieta' di mais transgenico aprendo ufficialmente la Gran Bretagna al mercato Ogm.

Proprio oggi la British Medical Association, l'associazione medica britannica, ha dato la sua approvazione alla decisione del governo britannico dichiarando che l'analisi delle ''ricerche compiute indica che vi e' un probabilita' molto bassa che gli ogm possano causare effetti pericolosi sulla salute''.

Il ministro dell'Ambiente Margaret Beckett ha annunciato oggi al parlamento che il governo approva ''a livello formale'' la coltivazione a scopo commerciale di un particolare tipo di mais transgenico, il Chardon LL.

La Beckett ha precisato pero' che il Regno Unito si opporra' alla coltivazione, in qualsiasi parte dell'Unione Europea, di altre due colture Ogm sulle quali erano stati condotti i test su larga scala commissionati dal governo, la barbabietola e la colza.

Le licenze che autorizzano la coltivazione del mais Ogm, inoltre, scadranno nel 2006 e gli agricoltori che intendono rinnovarle dovranno acconsentire ad ulteriori test sulle loro piantagioni.

Il ministro ha definito l'approccio del governo ''cauto'' e strettamente ''basato sulle prove'' riscontrate durante gli esperimenti su larga scala condotti negli ultimi due anni.

''Non c'e' alcuna base scientifica che giustifichi un'approvazione totale degli Ogm, ma nemmeno un divieto totale'', ha precisato.

L'introduzione della nuova varieta' di mais avverra' con cautela ed il ministro non ''prevede nessuna coltivazione commerciale di mais trangenico prima della primavera del 2005''.

La Beckett ha sottolineato che il mais dovra' esse coltivato in condizioni identiche a quelle degli esperimenti, garantendo quindi il rispetto dell'ambiente. Il ministro, tuttavia, ha ammesso che vi sono ancora molte questioni aperte ed irrisolte circa la possibilita' di impollinazione incrociata e contaminazione di varieta' tradizionali di mais.

Riconoscendo la validita' delle preoccupazioni di molti coltivatori di varieta' tradizionali, o biologiche, di mais, la Beckett ha dichiarato che il governo sta studiando un piano per risarcire gli agricoltori danneggiati dalla contaminazione di varieta' Ogm, ma ha precisato che tali indennizzi dovranno essere finanziati dalle societa' che producono semi trangenici.
Resta da vedere pero' se cio' sara' possibile, in quanto l'industria biotecnologica si oppone fermamente all'idea di dover pagare tali risarcimenti.

La decisione di Margaret Beckett di approvare la coltivazione del mais trangenico seppur con molte limitazioni e' stata accolta come un segno positivo e come la fine di ''un'era di paure ingiustificate'' da molti politici ed esponenti del mondo scientifico.

''Aumentera' scelta e competitivita''', ha detto il portavoce laburista per l'Ambiente al parlamento Europeo David Bowe. ''E' un piccolo passo avanti'', ha dichiarato Colin Merrit, manager della multinazionale Monsanto.

Il prossimo passo sara' ottenere l'approvazione per l'inclusione del Chardon LL nella UK Seed List, la lista nazionale dei semi. Tale mossa potrebbe trovare l'opposizione delle assemblee indipendenti di Scozia e Galles: quest'ultimo aveva infatto votato all'unanimita' nel 2000 contro l'introduzione degli Ogm nella regione.

Il Chardon LL e' l'unica varieta' di mais Ogm tra tutte quelle analizzate che ha dimostrato di poter essere coltivato arrecando meno danni alla flora e alla fauna circostante rispetto alle varieta' tradizionali di mais trattate con pesticidi.

Tuttavia, il pesticida utilizzato negli esperimenti era l'atrazina, un agente chimico il cui uso verra' proibito dall'Unione Europea a partire dal 2006. Secondo coloro che si oppongono all'introduzione degli Ogm, nuovi test in cui il Chardon LL viene paragonato con varieta' convenzionali che non usano atrazina potrebbero contraddire i risultati dei primi esperimenti e dimostrare che le colture tradizionali sono in realta' piu' sicure.

A questo proposito, gia' quattro giorni fa il Commons Environmental Audit Committee, un gruppo di parlamentari di diversi schieramenti politici, aveva reso pubblico un rapporto che metteva fortemente in dubbio la validita' degli esperimenti condotti per conto del governo sulle colture Ogm, citando proprio il caso dell'atrazina.

ALEMANNO: ORA L'ITALIA RISCHIA DI ESSERE INVASA DAL TRANSGENICO

ROMA - "Ora è ancora più urgente varare la legge italiana. Abbiamo tempo fino alla prossima semina d'autunno. Se non provvederà il governo lo faranno i gruppi parlamentari". A lanciare l'allarme anti-contaminazione, nel giorno in cui la Gran Bretagna dà il via libera alla coltivazione di una varietà di mais transgenico, è il ministro delle Politiche agricole, Gianni Alemanno.

Questa decisione cambia l'orientamento europeo nei confronti degli organismi geneticamente modificati?

"In realtà la Gran Bretagna è sempre stata aperta verso gli Ogm. Del resto lì c'è una proprietà fondiaria più accorpata che da noi. Quindi possono gestire meglio il rapporto tra colture tradizionali e quelle geneticamente modificate, tentando di evitare la contaminazione".

Allora cosa la preoccupa della scelta inglese?
"Il problema è la clausola europea. Dopo un certo periodo che un prodotto viene autorizzato in un Paese scatta un automatismo per cui diventa commercializzabile anche nelle altre nazioni. Quel mais potrebbe arrivare anche da noi".

Le ricerche compiute dalla British medical association indicano come molto bassa la probabilità che gli Ogm possano causare effetti pericolosi alla salute.

"Il problema non è questo. Ma difendere le nostre coltivazioni tradizionali e in particolare difendere il diritto dei consumatori e dei produttori a scegliere. Una scelta che sarebbe impedita se si provocasse una contaminazione diffusa tale da far sparire progressivamente le coltivazioni ogm-free".

Ma la normativa europea non lo impedisce?
"Bisogna distinguere tra campi diversi. L'Ue ha introdotto l'obbligo di una rigida procedura scientifica prima di commercializzare gli Ogm e quello di indicarne sempre la presenza nei prodotti alimentari con l'etichettatura. Ma nel campo squisitamente agricolo si è limitata a dare delle linee guida: delegando i paesi membri a legiferare per consentire la coesistenza tra filiere agricole Ogm e filiere agricole Ogm-free".

A che punto è la nostra legge?
"Da dicembre è all'esame della presidenza del Consiglio dei ministri".

Perché non è ancora stata varata?
"Per ora non c'era una grande urgenza, perché comunque le autorizzazioni dei singoli Paesi per vendere le sementi non sono state trasferite a registro auropeo. Quindi non sono autorizzate e disponibili nel nostro Paese sementi Ogm ".

Ma se il governo non fosse in grado di definire le nuove regole?
"Il governo in ogni caso dovrebbe determinare una linea perché così viene chiesto dall'Ue. Ma se non ci sbrighiamo probabilmente a prendere l'iniziativa sarà prima il Parlamento, dove esiste un forte intergruppo con parlamentari di tutti i partiti contrari agli Ogm".

La nuova normativa vieta l'avanzata degli Ogm?
"Non vieta nulla, ma mantiene una posizione di estrema prudenza perché, attraverso i pollini trasportati dal vento e attraverso gli insetti, è facile che un campo seminato Ogm contamini non solo i campi vicini, ma anche gli altri che sono in aree agricole omogenee. Questo è particolarmente grave per l'Italia che ha proprietà agricole molto piccole e frammentate".

Secondo il ministro inglese dell'Ambiente, però, la questione dell'impollinazione è ancora aperta.
"Infatti. Per questo nella legge che abbiamo predisposto si richiede un accertamento tecnico e scientifico preventivo sulla portata di questo fenomeno della contaminazione".

Undici regioni si sono dichiarate Ogm-free. Questo influirà?
"Il fatto che siano di centrodestra e di centrosinistra le regioni che vogliono tutto il loro territorio libero da Ogm dimostra quanto sia sensibile il nostro territorio al problema. Però le leggi regionali possono essere impugnate, a livello nazionale, e di fronte alla Corte di Giustizia, come è accaduto alla Carinzia. E' per questo che serve una legge nazionale al più presto".
(Corriere della sera)

Greenpeace, 9 marzo 2004
Roma - In Gran Bretagna il governo ha detto sì alla coltivazione commerciale di una varietà di mais transgenico della Bayer resistente all'erbicida Liberty. Il ministro dell'Ambiente ha comunicato che l'approvazione riguarda soltanto il mais mentre la colza e la barbabietola, per le quali erano stati condotti test analoghi, non viene data nessuna autorizzazione.

"Anche un bambino di quinta elementare potrebbe spiegare a Blair che i test che sono stati condotti per dare il via libera agli Ogm sono inconsistenti. Chi pagherà le responsabilità di questo atto folle?

Solo chi non si rende conto delle possibili conseguenze penserebbe di commercializzare Ogm senza aver prima stabilito regole chiare e vincolanti per impedire la contaminazione dei campi coltivati ad agricoltura biologica o convenzionale e per fare in modo che, se le cose non vanno, non siano i consumatori a sopportare le conseguenze di quest'esperimento del governo inglese" ha commentato Federica Ferrario, responsabile campagna Ogm di Greenpeace.

La Commissione Europea ha reso noto nel 2002 uno studio sulla coesistenza di colture geneticamente modificate e convenzionali, condotto dall'Istituto per gli Studi sulle Prospettive Tecnologiche del Centro Comune di Ricerca dell'UE.

Secondo lo studio, la commercializzazione di colza, mais e patata transgenici aumenterebbe i costi di coltivazione per gli agricoltori convenzionali e biologici.

Non solo la coesistenza di coltivazioni transgeniche e biologiche sarebbe impossibile nella maggioranza dei casi. In termini più generali, la coesistenza con le colture tradizionali sarebbe possibile solo con drastiche modifiche delle pratiche agricole. Il rapporto però non ha chiarito a chi spetta l'onere di mettere in atto tali misure, a chi spetta il compito di controllare la loro corretta esecuzione e chi ne deve sostenere il costo.